Tombola trans

Tombola trans: errori e distorsioni comuni nei media
Tombola trans – lista di 25 errori e distorsioni comuni nei media

Potete utilizzare la tombola trans per spuntare quanti di questi errori trovate negli articoli che leggete o in quelli che proponiamo quasi quotidianamente nella pagina Facebook e vedere se riuscite a fare cinquina o anche tombola.

Le narrazioni, il linguaggio, le rappresentazioni ci raccontano come un gruppo sociale viene percepito, raccontato e infine trattato.

Nel caso delle persone transgender, gender non-conforming e non-binary ci sono delle specificità che le riguardano.

Il cliché che la fa da padrone è quello della non-autenticità, seguito dall’equazione non-autentic*= deviante che riguarda sia la narrativa sulla medicalizzazione che vede le persone trans come intrisecamente malate che la presunta criminalità che le inquadra come devianti e ambigue. La percezione di non-autenticità informa anche tutte le narrative sul pericolo che le persone trans porrebbero nei confronti dei valori e della sicurezza delle persone cisgender in vari ambienti dal binarismo spiccato (bagni, spogliatoi, prigioni, toilettes, forze armate ecc.).

La non-autenticità radicata nel corpo è anche alla base delle narrative sull’identità di genere come una scelta (per alcuni addirittura legata al neoliberalismo e al consumismo) che talvolta si uniscono alle narrative che vedono nella de-medicalizzazione e nell’autodeterminazione un’ideologia pericolosa, la famigerata quanto inesistente “ideologia o teoria gender” che mirerebbe a sovvertire i ruoli di genere facendo andare le donne nello spazio come nel caso di Samantha Cristoforetti mentre gli uomini stanno in cucina come Antonino Cannavacciuolo.

A queste narrative nel migliore dei casi si aggiunge una narrativa che le persone disabili conoscono bene: quella pietosa che le racconta sempre e solo come nate nel corpo sbagliato e che vede nella chirurgia intensiva e in lunghi e costosi percorsi di transizione l’unico modo salvifico per riallineare il proprio corpo e riscattarsi socialmente. A questa narrativa spesso si aggiunge quella del disagio psicologico che vuole le persone trans necessariamente suicidarie e depresse a prescindere da quanto sia accogliente l’ambiente sociale in cui si muovono.

Nel caso delle persone non binarie a queste narrative se ne aggiungono altre che le mostrano come ignoranti, immature, confuse, in preda a fobie interiorizzate. Lo scopo di queste narrative è screditare che queste persone possano essere effettivamente transgender (dove per transgender si intende chi non si identifica con il sesso/genere assegnato alla nascita) senza volersi sottoporre all’intero percorso obbligato di transizione. Altre narrative le inquadrano come persone in una fase pre-transizione di forte transfobia interiorizzata ma che col tempo si adatteranno necessariamente ai ruoli di genere di elezione e alle aspettative societarie. Oppure se ne parla solo per quanto riguarda i minori che si ritengono ancora confusi sulla loro identità di genere. Le femministe TERF spesso parlano di persone non binarie AFAB come donne che hanno interiorizzato la misoginia. La parola d’ordine è confusione: non possono esistere persone non binarie pienamente informate e mature.

Nei prossimi post andremo ad affrontare le varie narrative facendo dei paralleli con le narrative che vengono usate nei confronti di altri gruppi sociali ed entrando nel dettaglio con esempi.