“Terapie” Riparative: il report mondiale

Il divieto in Germania di pubblicizzare e offrire “terapie” riparative è notizia di questa settimana. L’entrata in vigore della legge tedesca punisce col carcere fino ad un anno e/o un’ammenda  fino a 30.000 euro chi fa pubblicità o offre “terapie” riparative per minori. La legge tutela sia minor* che adult* che siano stati costretti, manipolati o minacciati di essere sottoposti alle stesse, andando a sanzionare anche i familiari  che costringono u figli* a queste “terapie” riparative.

Interno in bianco e nero di una prigione. Foto di Emiliano Bar su Unsplash

Ma cosa sono le “terapie” riparative? La risposta ce la dà una ricerca dell’IRCT (International Rehabilitation Council for Torture Victims). Sono tecniche psicologiche, pratiche, comportamentali che auspicano e cercano di ottenere il cambiamento, la modifica, la riparazione o la “cura” dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere di una persona.

Queste “terapie”  spesso vengono messe in atto nella sfera privata e rappresentano una serie di atti di natura diversa, dalla “psicoterapia” alla violenza “correttiva”.

Vengono anche dette “terapie” di conversione, SOCE (sexual orientation change effort), “terapie” reintegrative, “terapie” di riorientamento, “terapie” per ex-gay e cure gay.

La maggioranza delle associazioni mediche e di salute mentale le hanno condannate grazie alle evidenze empiriche che mostrano che sono dannose e che mancano di basi scientifiche.

In Italia sono tuttora praticate, c’è almeno un sito che le pubblicizza online senza tanti problemi, sono pochissime le associazioni professionali che hanno preso una posizione netta contro.

Al contrario ci sono ancora psichiatri, psicologi e medici che teorizzano l’identità di genere e l’orientamento sessuale come una malattia e ai quali viene spesso dato spazio televisivo e sulla stampa.

Sull’onda della legge tedesca, Possibile LGBTI ha lanciato una petizione su AllOut che invito caldamente a firmare e condividere. Gianmarco Capogna, il loro portavoce nazionale ha anche scritto un articolo per spiegare meglio le ragioni del perché sia necessario nel 2020 chiederne la messa al bando su QueerMagazine.

Ma andiamo a vedere nel dettaglio cosa dice la ricerca di IRCT.

Innanzi tutto dal report di OutRight Action International (2019), che è il primo report che si basa su 489 sondaggi in 80 paesi emerge che queste tecniche sono un problema mondiale.

Mappamondo su sfondo sfumato. Foto di Kyle Glenn su Unsplash.

COME/DOVE

Nel dettaglio le tecniche usate e i paesi dove vengono usate

  1. Psicoterapia/EMDR/Ipnosi – Armenia, Austria, Cambogia, Repubblica Dominicana, Salvador, Egitto, Germania, Ghana, India, Iran, Italia, Libano, Nuova Zelanda, Nigeria, Panama, Peru, Polonia, Russia, Sri Lanka, Svizzera, Tunisia, Turchia, Uganda, Regno Unito, USA
  2. Farmaci – Cina, Equador, Salvador, Francia, India, Iran, Panama, Russia, Sri Lanka, Turchia, Uganda, Emirati Arabi, USA, Vietnam
  3. Elettroshock e/o ECT – Iran, India
  4. Tecniche repulsive (uso combinato di uno stimolo omoerotico e qualcosa che provoca dolore/nausea) – Australia, China, Ecuador, Hong Kong, India, Iran, Panama, Russia, Sri Lanka, Uganda, United States of America, Vietnam, Zimbabwe
  5. Esorcismi (picchiare la persona con un manico di scopa, bruciare i suoi palmi o la schiena mentre si recitano versi sacri) – Cambogia, Etiopia, Francia, Germania, Indonesia, Malesia, Namibia, Nuova Zelanda, Nigeria, Russia, Corea del Sud, Spagna, Tagikistan, Trinidad e Tobago, Uganda, Regno Unito
  6. Deprivazione del cibo o alimentazione forzata
  7. Denudare la persona di fronte agli altri
  8. Condizionamento comportamentale (venire forzati a indossare qualcosa o a camminare in un certo modo)
  9. Isolamento o reclusione forzata per lunghi periodi e/o detenzione ospedaliera – China, Equador, Mauritius, Uganda, Nigeria
  10. Abuso verbale e umiliazione
  11. Percosse o altra violenza correzionale come stupri – Barbados, Salvador, Ecuador, India, Kirghizistan, Libano, Mozambico, Nigeria, Peru, Sud Africa, Sri Lanka, Tagikistan, Uganda, Zimbabwe

In diversi casi gli stati finanziano direttamente le tecniche, in altri vengono rimborsate dal sistema sanitario, in altri ancora dal momento che la polizia non interviene quando viene interpellata, lo Stato è complice della violenza stessa. In Cina, Iran e alle Mauritius le “terapie” riparative vengono praticate negli ospedali governativi o in cliniche approvate dal governo dove le persone vengono chiuse con la forza.

La violenza psicologica, che potrebbe sembrare il male minore fra quelli presentati, può avere invece ripercussioni gravi. Secondo l’Independent Forensic Expert Group “Tutte le forme di “terapia” riparativa, compresa la psicoterapia, possono causare intensa sofferenza psicologica che spesso inasprisce i sentimenti di inadeguatezza, inutilità e vergogna e che rinforza l’idea che siano malat*, non-accettabil*, incurabil* e un peso per le famiglie”.

Come già evidenziato, in Canada hanno dato luogo ad un numero di suicidi e problematiche psico-fisiche importanti che hanno a loro volta portato alla proposta recente di renderle illegali anche lì, mentre in Ontario sono già illegali.

Queste cosiddette “terapie” emergono dall’ intreccio di complicità, finanziamenti, inattività e comportamenti dannosi di diversi attori a diversi livelli:

  • Il micro della famiglia che segrega e isola i minori e rende le pratiche difficili da scovare spesso in concerto con leader religiosi.
    Negli Stati Uniti e nel Regno Unito si è a conoscenza di genitori che hanno mandato i figli* in altri paesi quali Kenia, Israele, Nigeria, Etiopia, Uganda e la Repubblica Dominicana per farli sottoporre a queste tecniche.
  • Il meso delle istituzioni dove operatori sanitari, la scuola, gli assistenti sociali, la polizia sono complici e aiutano a promuovere queste tecniche o chiudono un occhio e non intervengono a proteggere. In Austria gruppi religiosi entrano nelle scuole per insegnare che l’omosessualità è aberrante.
  • Il macro dello Stato dove a livello legislativo non esistono leggi che tutelino adeguatamente i cittadini LGBTQI+ di qualsiasi età da queste pratiche. A corollario di tutto questo esiste poi una totale assenza geografica di strutture con personale formato sulla tortura che sia capace di disinnescare queste tecniche sul territorio, gratuitamente.

Il danno che si aggiunge alla beffa è che generalmente si pone l’onere di “guarire” dal trauma indotto da queste tecniche a chi sopravvive. Non solo si trova colpevolizzat* e isolat* dalla famiglia che spesso usa sia ricatti finanziari per tenerl* soggiogat* che la sua influenza nella comunità per screditarl*. Non solo si trova in una società che non fa niente per difenderl*, ma si deve fare carico da sol* mentre è in preda ai flashback e alla povertà, di “guarire” dai danni inferti dal resto della società e dal loro pregiudizio. E se comincia a bere o si dà al crimine o al consumo di sostanze stupefacenti si trova nel suo comportamento un ulteriore motivo di riprovazione sociale che giustifica il ragionamento tautologico che le persone LGBTQI+ siano malate. Il tutto senza che la società si prenda una responsabilità di quello che crea.

 CHI

Secondo il report, in 40 paesi i professionisti della salute costituiscono la maggioranza tra chi mette in pratica queste tecniche. Parliamo di medici, psicologi, psichiatri, psicoterapeuti, sessuologi, counsellors e praticanti di ayurveda che perpetuano credenze antiscientifiche e discriminazione in violazione degli obblighi etici di base della loro professione. A loro si aggiungono figure religiose e talvolta anche la polizia.

Disegno di mani colorate che si intrecciano. Foto di Tim Mossholder su Unsplash

COME SI NEUTRALIZZANO?

Il report si conclude con le raccomandazioni:

  1. Abrogare leggi che criminalizzino le persone sulle basi della loro identità di genere/orientamento sessuale
  2. Chiedere scusa per la discriminazione e per le ingiustizie storiche contro le comunità lesbiche, gay, bisessuali, trans e gender diverse
  3. Proibire le pratiche di “terapie” riparative
  4. Cessare la promozione e la fornitura di queste “terapie” in  tutte le istituzioni statali e il finanziamento alle istituzioni privatistiche che le praticano
  5. Pubblicare ed applicare linee guida inequivocabili per le istituzioni e il personale sanitario che proibiscano la prestazione e la promozione delle “terapie” riparative
  6. Pubblicare ed applicare linee guida inequivocabili per le istituzioni e il personale scolastico che proibiscano la prestazione e la promozione delle “terapie” riparative
  7. Pubblicare ed applicare linee guida inequivocabili per la polizia e il personale giudiziario che esigano l’esercizio della dovuta diligenza nell’investigazione e nel perseguire atti di “terapia” riparativa laddove costituiscano reati
  8. Stabilire e promuovere un sistema che permetta alle persone che sono state sottoposte o alle quali siano state proposte “terapie” riparative di denunciarlo e/o di agire legalmente
  9. Stabilire programmi di supporto e di pieno risarcimento nei confronti degli individui che vengono danneggiati dalle pratiche riparative
  10. Intraprendere ricerche esaurienti delle pratiche di “terapie” riparative per comprendere dove vengono messe in atto
  11. Fornire educazione capillare sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sui principi su cui si basano i diritti umani