Distorsioni su infanzia e adolescenza

Bolla di sapone semi-ghiacciata
Bolla di sapone in via di congelamento

È partita la messa in onda di Fox di “Butterfly”, la miniserie britannica che parla di Maxine, una bambina trans e della sua odissea per convincere chi le sta intorno ad affermarla per chi è. Come era già successo nel Regno Unito, hanno cominciato ad apparire una serie di recensioni e articoli da raccapriccio. Ma, nonostante gli attacchi mediatici, nel Regno Unito la serie ha raggiunto picchi di ascolto importanti ed è stata premiata dal pubblico ed è altrettanto lecito pensare che anche da noi avrà ottimi riscontri.

Il peggiore articolo è stato pubblicato su Panorama, che è stato recentemente acquisito da La Verità. Sul numero pubblicato pochi giorni fa, il periodico si occupa di minor* trans.

Abbiamo già affrontato l’argomento più volte parlando di Butterfly, parlando del progetto Genderlens, parlando dell’Associazione Americana dei Pediatri (AAP) e parlando della ricerca di Lisa Littman.

In copertina, troviamo subito la foto della faccia di quella che presumibilmente è una bambina trans, pesantemente truccata e inquadrata con un close-up che fa sembrare questo primo piano enorme (prende tutta la copertina e non si vedono nemmeno i contorni). Presumibilmente, questa inquadratura insolita, vuole comunicare al lettore un senso di enormità e il trucco richiama la sessualizzazione. All’interno troviamo, sempre presumibilmente un’altra (o la stessa?) bambina trans sempre con trucco pesante.

Se fate una ricerca per immagini su bambine trans raramente ne troverete di truccate come queste. A parte qualche foto di Desmond, che non è trans ma una splendida drag queen in erba, si fatica a trovare altro di questo calibro.

Il richiamo all’enormità suggerito in copertina viene poi rinforzato dal pezzo che alimenta il panico morale sulla quantità di referrals nelle cliniche. Mentre il richiamo alla sessualizzazione trova eco nel fatto che ripetutamente si cerca di instillare in chi legge la sensazione che i bambin* vengano spint* troppo presto a fare scelte di cui si pentiranno.

Quello che in gergo giornalistico viene definito “framing”, ovvero la cornice, fin dal titolo perentorio “vogliono cambiare sesso” inizia a proporre con un ritmo incalzante tutta una sequela di inesattezze, distorsioni etc. volte a preoccupare il pubblico. Si sfrutta principalmente la confusione tra la transizione sociale e quella chirurgica al fine di creare l’impressione in chi legge che i rischi per la salute de* minor* non vengano presi in considerazione come si dovrebbe, che essere trans e bambin* sia una moda e che cambiare idea su come ti vesti, ti acconci e ti chiami, comporti necessariamente enormi problemi e sofferenza equiparabili agli effetti della de-transizione medico-chirurgica. Il tutto senza mai esplicitare chiaramente questo malinteso, ma lasciando semplicemente che chi legge intenda una cosa per un’altra.

Prima vengono fornite le informazioni per scatenare il panico morale sul numero di bambin* trans e sul fatto che sarebbe una moda, prima si fa misgendering e deadnaming, prima si pompano i numeri delle cliniche inglesi e statunitensi fornendo percentuali distorte, prima si dà voce a Daniela Danna (senza spiegare chi è) e alle sue fonti ridicole sulle detransizioni e alle sue illazioni altrettanto ridicole sui bloccanti e solo dopo aver distorto a sufficienza, ormai alla quarta colonna, si tirano in ballo per una breve descrizione sui bloccanti Fisher e Ristori di Careggi, che sono effettivamente le esperte del settore.

La precisazione di Massara, che non si parla di transizione chirurgica per minor* arriva solo alla quinta colonna. La stessa Massara successivamente sembra però sostanziare la credibilità dell’ipotesi del contagio (e mi auguro per lei che voglia smentire ufficialmente di aver detto una cosa del genere, perché ne va della sua credibilità).

Il tutto condito da pietismo. “Corpo sbagliato”, “sofferenza” e via dicendo e inframezzato da testimonianze che a quanto pare sono state distorte anche quelle almeno in alcuni casi.

Fanfarillo, che è stata intervistata, si è lamentata su Facebook di aver espressamente chiesto alla giornalista rassicurazioni per la privacy di Olimpia, che le sono state date e disattese mettendo in pubblica piazza dettagli medici ed economici che non ha mai autorizzato. E non è l’unica a lamentarsi di essere stata strumentalizzata.

Con la collaborazione di Camilla Vivian e Michela Mariotto che mi hanno segnalato il pezzo, è stato stilato un pdf non esaustivo degli errori presenti che ci auguriamo che il direttore voglia pubblicare come errata corridge.

Colgo l’occasione per fare i migliori auguri di buone feste a chi ci legge.