Osservatorio dei media a tema transgender, non-binary e gender creative
Osservatorio dei media a tema transgender, non-binary e gender creative

Disinformazione e il suo scopo

Qual è lo scopo principale della disinformazione? Innanzitutto va capito che la disinformazione non è il contrario dell’informazione. L’informazione serve a navigare l’incertezza per compiere scelte razionali. Senza informazioni compiremmo continui salti nel buio in tutte le nostre scelte e ne facciamo diverse ogni giorno. Il contrario dell’informazione è la non-informazione, ovvero quella che in gergo economico si definisce asimmetria dell’informazione. Io so più di te e non ti informo, ergo io faccio scelte razionali e tu no, quindi sono più capace di te di massimizzare il mio capitale (sociale, economico, politico, intellettuale etc.). L’asimmetria dell’informazione è uno strumento di controllo economico e di concorrenza sleale in economia, per esempio.

Disinformare non significa tenere all’oscuro di quello che succede, ma usare la fiducia che è stata riposta in te da altre persone a causa del tuo status, professione, rispettabilità, relazione parentale etc. sfruttando la loro identità, esperienza, i loro trigger emozionali per distorcere la realtà e spingerli volutamente a fare una scelta errata che causi loro danno, che danneggi le persone a loro care, il loro gruppo sociale etc. in modo che tu ne tragga un vantaggio (politico, economico, relazionale etc.). La disinformazione è un’arma letale ed è il tradimento amorale per eccellenza. Se ti faccio credere che ti ho riparato la macchina e invece te l’ho manomessa e tu ti fidi perché non ne sai nulla di motori e meccanica, ti schianti e ti ferisci/muori. Se riesco a convincerti che per guarire dal Covid devi bere varichina dopo che mi hai votato perché dicevo le cose che volevi sentirti dire, muori. Disinformazione è anche darti informazioni contrastanti e false continuamente, per stressarti, in modo da obnubilare la tua capacità di scelta a favore mio e del mio gruppo.

Ci sono 5 cose che ti portano ad agire in modo dannoso per te e per il tuo gruppo:
L’incompletezza/mancanza/falsità dell’informazione
– Lo stress continuo e ripetuto (è risaputo che sotto stress si fanno scelte subottimali)
– L’isolamento
– Lo stigma/la pressione sociale (puoi compiere delle scelte dannose per te per piacere a* tuo* aguzzin*)
– Il venire pressat* a compiere delle scelte in tempi brevissimi

La disinformazione è quindi uno strumento di controllo sociale perché agendo sui pregiudizi e sulle credenze dei gruppi avversi al cambiamento, può sia farti fare scelte disastrose per te, che isolarti, stressarti, farti pressioni sociali e pressarti a fare scelte assurde in tempi brevissimi.

Immaginiamoci quindi di essere un gruppo di potere. I gruppi di potere hanno network e reti estese di persone al loro seguito che beneficiano dal far parte del gruppo danneggiando gli altri gruppi sociali senza alcun rimorso. Hanno potere perché agiscono in concerto, ognun* sa qual è la sua posizione e la sua funzione, fanno quello che viene loro detto senza contestare nulla e ne ricevono vantaggi. Questi gruppi hanno al loro interno persone in ogni tipo di professione dalla più umile alla più gettonata.

Questo gruppo di potere ha anche una lunga esperienza su come rendere le minoranze non gradite un capro espiatorio. Il modo più semplice è caratterizzare le persone che vogliono far fuori come malate. Il cliché della malattia e della cura è sempre stato un modo per farsi consegnare cavie per esperimenti sociali/medici di qualunque tipo. Nessun genitore con un po’ di sale in zucca consegnerebbe i proprio figli per farli ammazzare o torturare, ma se racconti i figli come malati, molti genitori te li consegneranno per farci quello che vuoi. Spesso sono persone che non vogliono figli, ma li fanno perché non hanno il coraggio di opporsi a quello che ci si aspetta da loro e quindi non vedono l’ora di liberarsi dell* figli* perché ci vedono già tutti i difetti possibili.

Negli anni ’70 questo gruppo di potere ha convinto i genitori che avrebbe curato i loro figli dall’omosessualità e li ha torturati e uccisi per fargli ammettere che non erano più gay e impedire loro di avere relazioni. Anche se in Europa la tortura fisica non è più legale e molti stati stanno per mettere o hanno già messo al bando le “terapie” riparative , l’Italia non è uno di quelli. I ciarlatani che le praticano, anche se le persone LGBT+ non vengono più torturate fisicamente alla luce del sole, compiono impuniti violenza psicologica e ti mettono contro le persone che hai vicino. Violenze psicologiche e pressioni sociali non sono meno dannose e dolorose delle violenze fisiche, hanno un impatto molto più a lungo termine.

Questo gruppo di potere vede nelle persone trans, in particolare quelle che alla nascita hanno visto assegnarsi il sesso F, una minaccia, perché sulla subordinazione della donna è praticamente fondato tutto il loro sistema parassitario che premia sempre e solo gli uomini cisgender e le donne che si sottomettono all’autorità maschile. Transizionare viene visto come una facile via d’uscita dalle responsabilità di cura che gli stereotipi femminili attribuiscono alla donna in occidente (in Tibet la compassione è attribuita all’uomo e la saggezza alla donna, per esempio, ribaltando di fatto gli stereotipi occidentali: è importante capire che gli stereotipi sono strettamente legati alla cultura e all’immaginario locale). Appena il gruppo di potere immagina una minaccia al privilegio maschile (non occorre che sia vera, può anche solo essere una fantasia) parte la repressione per tutta la minoranza e per impedire che possa avere una qualche influenza.

I motivi per cui questi gruppi di potere usano l’ausilio di psicologi e psichiatri per renderci la vita impossibile è anche economico. Come racconta questo articolo fino agli anni ’70 nel Regno Unito le persone trans abbienti potevano tranquillamente prendere ormoni, farsi la chirurgia, cambiare il certificato di nascita e vivere normalmente come uomo/donna. Il caso di Ewan Forbes modificò il tutto e paradossalmente rese più complicata la vita delle persone trans perché favorì l’ingresso della disinformazione psichiatrica che arrivava dagli Stati Uniti e sosteneva che le persone trans fossero psicotiche introducendo la necessità di psichiatri e psicologi nell’iter di transizione. Forbes aveva preso ormoni transizionando a 15 anni senza dover sperimentare la pubertà femminile grazie all’aiuto e all’interessamento della madre. Aveva poi cambiato il suo atto di nascita e aveva sposato una donna diventando un medico. Quando arrivò il momento di poter ereditare e diventare barone nel 1968, un suo parente lo portò in tribunale sostenendo che non fosse un uomo biologico e che quindi non potesse ereditare. Il processo fu tenuto in privato e gli esperti che controllarono l’anatomia di Forbes ne dedussero che avesse “anatomia femminile con alcune caratteristiche maschili”, vinse comunque il diritto di primogenitura maschile di ereditare con l’inganno fornendo tessuto di testicoli non suoi. Poiché nel Regno Unito esiste la “Common Law” e la legge si modifica in base alle sentenze, quella sentenza poteva costituire un precedente pericoloso che avrebbe potuto permettere a qualsiasi donna che volesse ereditare di dire che era un uomo (una paranoia/fantasia cisgender sempre attuale che scatena la peggiore violenza nei nostri confronti) e di ereditare un titolo escludendo un uomo cisgender e per questo è stata insabbiata e segretata fino a poco tempo fa.

Trans = trauma (un tempo era gay=trauma)

Dire che essere trans è dovuto ad un trauma infantile e che se non si affronta il trauma con mesi/anni di psicoanalisi/psicoterapia la transizione sarà problematica, si rischia il suicidio post-operazione è un classico di chi vuole farti le “terapie” riparative, ovvero la cattosinistra, quella del Forteto e di San Patrignano che crede nel “survival of the fittest”. Vuoi essere trans? Vediamo se sopravvivi a tutta l’invalidazione che ti buttiamo addosso con i nostri network. Non ce ne frega nulla dei tuoi piagnistei, o vivi, o muori.

Questo tipo di disinformazione ha due effetti: uno economico, rendendo la nostra transizione inutilmente costosa. L’altro temporale e psicologico: dover postporre per un periodo indefinito un bisogno che ci è stato negato fin dalla nascita, ha un costo mentale e di energie non indifferente ma serve ai cisgender maschi ad assicurarsi che non siamo “donne che vogliono i privilegi maschili”. Ci viene richiesto dal personale psichiatrico e dagli psicologi di soffrire e mostrare la sofferenza così che chi ci sta intorno si convinca del fatto che ne abbiamo veramente bisogno perché altrimenti chi ci sta intorno non prova alcuna empatia nei nostri confronti.

Eli Coleman ex presidente di Wpath (l’associazione mondiale dei professionisti della salute trans) ha detto: “Noi (psicolog*) dobbiamo umilmente ammettere che non abbiamo alcuna evidenza che mostri che la terapia sia necessaria. Nonostante fosse raccomandata nelle precedenti versioni [delle linee guida Wpath] ora dichiariamo a chiare lettere che il counseling psicologico non è un requisito per accedere agli interventi medici. Si raccomanda una visita specialistica solo, quando questo viene ritenuto necessario” (Schuster 2021:86,87 versione Kindle).

Non è una novità che la psicologia e la psichiatria siano da sempre servite a reprimere le minoranze, quella trans e non-binary non fa eccezione. Negli anni ’60 i medici negli Stati Uniti (pochissimi) che si occupavano di affermare le persone trans cominciarono a chiedere l’ausilio di psicologi e psichiatri per validare le loro scelte su chi fosse veramente trans e meritasse ormoni e chirurgie e chi all’epoca veniva definito travestit* e non provava disgusto per i propri genitali e caratteri sessuali secondari e non era a loro avviso un* candidat* ideale per integrarsi nella società perché rifiutava il binarismo maschio/femmina rifiutando l’operazione chirurgica e i ruoli di genere collegati al genere “di arrivo”.

I travestiti venivano interpretati dai medici di allora come persone oppositive con aspettative non realistiche, che non sarebbero state in grado di far parte e di contribuire alla società e quindi persone psicotiche che venivano lasciate al loro destino, spesso una vita di marginalità e sex-work. Quelle che oggi definiamo persone non binarie, in Italia incontrano lo stesso destino dei travestiti di allora e lo posso testimoniare in prima persona. Dopo essere andat* in clinica a Careggi, non ho trovato nessun lavoro se non in una posizione pubblica, non mi è stata affittata casa in quanto trans dicendo che non si fidavano a lasciare la madre anziana in una casa con me, ho subito mobbing sul lavoro, ostracismo e mi sono ritrovat* isolat* contro la mia volontà, ho aspettato inutilmente 14 mesi per gli ormoni buttando via 400 euro per una diagnosi che le mie amicizie hanno letto con le lacrime agli occhi dalle risate per quanto era assurda.

Harry Benjamin, uno dei più famosi medici che aveva lavorato anche con Hirschfeld in Germania, si accorse presto che gli psicologi e gli psichiatri invece di aiutare le persone trans ad affermarsi ponevano loro ostacoli nel percorso economici e temporali rimandando i loro bisogni all’infinito con richieste assurde. Di seguito due estratti dalla corrispondenza di Benjamin con un collega.

“Sì, mi ha scioccato sentire che (nome dello psicologo) voleva che * pazient* facessero 6 mesi di psicoterapia nonostante Freud non ritenesse che * deviat* sessual* possano giovare della psicanalisi.”

“Avevo una bella donna che era venuta col marito col quale conviveva da 6 anni. Disse di aver messo da parte 1400 dollari per la chirurgia e si chiedeva se si potesse cominciare a pianificare l’operazione chirugica. Non ci crederai ma il chirurgo ha risposto che doveva mettere da parte 7000 dollari. Le ha detto che vuole che vada da un paio di avvocati e un paio di psichiatri. Come te, questa cosa mi fa rabbia, perché basta uno sguardo a questa bella donna per capire che dovrebbe essere una donna e dovrebbe potersi vestire sempre da donna e vivere da donna. Non c’è bisogno di esaminarla così a fondo. Il chirurgo vuole che sia uno psicologo che uno psichiatra lavorino con lei” (Schuster 2021).

È un classico della disinformazione confondere la correlazione (due cose co-occorrono) con la causalità (una causa l’altra). Essere chi si è, è innato. Non riuscire ad esprimerlo perché chiunque intorno a te (anche le persone più care) lo nega o cerca di cambiarti, causa il trauma. Dicendo che essere trans causa il trauma si cerca di spostare l’attenzione e le responsabilità della società e delle istituzioni che circondano la persona trans, alla persona trans stessa, rendendola di fatto un capro espiatorio e allungando all’infinito il momento in cui può affermarsi per chi è.

Alcune persone trans e non binarie (anche giovanissime, come l* tredicenne non-binary che si è suicidat* quest’anno a causa di tutta l’invalidazione subita a scuola e in famiglia su consiglio della clinica alla quale si era rivolt*) che si sono suicidate prima di transizionare a causa dei tempi di attesa biblici e degli psicologi che incoraggiano la famiglia a chiamare la persona con i pronomi e il nome assegnato alla nascita, con dirigenti scolastici che non fanno nulla per il bullismo a scuola o datori di lavoro che non fanno nulla per il mobbing a lavoro, vengono tuttora raccontate come persone con problemi mentali e non come persone trans portate volutamente al suicidio per motivi politici/economici mediante la disinformazione.

Per questo è importante che le persone trans e soprattutto quelle non binarie aprano gli occhi su cosa aspettarsi quando vanno nelle cliniche italiane. Prima di tutto non trattano tutte le persone allo stesso modo, quindi sentirete di persone trattate bene e di persone torturate. Poi al minimo cenno di ribellione, non collaborazione, mancanza di fiducia e dire di essere non-binary, verrete diagnosticat* come oppositiv* e il trattamento che vi riservano sarà subumano. Se non avete un network di supporto solido, vi ostacoleranno finché non dimostrate di averlo; se non avete un lavoro stabile non vi daranno gli ormoni, se avete una relazione conflittuale con i genitori/partner vi ostacoleranno e cercheranno di mettervi contro genitori e partners. Se vi hanno diagnosticato come oppositiv*, fingeranno di aiutarvi ma vi ostacoleranno a vita ovunque cercando anche di uccidervi nel processo (nel mio caso mi hanno fatto venire il lupus ma ho anche rischiato di morire di meningite perché mi hanno messo escrementi di topo infetto sul cuscino e dormo in posizione prona), poi mi hanno fatto trovare un topo infetto davanti casa per aggiungere al danno la beffa (chi mi segue su facebook può visionare il video).

Non ci sarà MAI un momento in cui potrete abbassare la guardia. Non troverete aiuto, ma solo ostacoli su ostacoli, con i professionisti che moltiplicheranno i conflitti già esistenti e che cercheranno di testare in ogni modo le vostre insicurezze per ingigantirle. Non illudetevi che i professionisti siano dalla vostra parte. Se non siete più che solid* economicamente, psicologicamente e a livello relazionale vi distruggeranno.

La scelta più logica, specie se siete non-binary, è mettere da parte i soldi per la chirurgia e andare a vivere e a farla all’estero, in Belgio o in Spagna. Non fate coming out con i genitori se i genitori sono transfobici. Non buttate via soldi e tempo in Italia e soprattutto non credete a chi dice di fare il vostro bene mentre sperimenta quello che vi porta a suicidarvi e uccidervi, fidatevi del vostro istinto e state in guardia. Questo è il consiglio che mi sento di darvi. Poi potete credermi o meno. Io il mio dovere l’ho fatto, non vorrei più leggere di adolescenti che si suicidano perché loro e la famiglia si sono fidati dei “professionisti”.


Trans/non-binary = contagio sociale

Una ulteriore fonte di disinformazione è stata la “ricerca” di Lisa Littman (che fa parte del network di Lisa Marchiano e Kenneth Zucker entrambe persone note per essere a favore delle “terapie” riparative e per supportare le peggiori tesi transfobiche) che ha dato spazio a qualunque fandonia sulle persone trans e non-binary riportando solo il punto di vista dei genitori. Ne parlo in maniera dettagliata qui.

Littman teorizza, con l’ausilio dei dati raccolti in tre forum di genitori ansiosi e transfobici, che i figli in questione non siano trans ma che pensino di esserlo per emulare i pari che poi li inducono ad entrare in conflitto con i genitori. Si farebbero facilmente manipolare perché sono neurodiversi o con problemi di salute mentale. La loro disforia di genere insorgerebbe in maniera rapida e inaspettata, senza alcun segnale e sarebbe un modo per attirare attenzione come l’anoressia. Il problema principale di tutta la ricerca che ha fatto sì che fosse retratta dalla rivista scientifica Plos One, è che i dati provengono solo da genitori transfobici e ansiosi. In pratica ripropone ancora una volta in un articolo pseudoscientifico il cliché che essere trans sia una malattia mentale.

Sarebbe come analizzare i dati di un forum del Ku Klux Klan su come percepiscono i neri e poi dire che i dati provano che i neri sono aggressivi. Risibile, no? Per le persone trans però non è risibile ed è questo il problema: che il cliché che essere trans sia dovuto alla pazzia tarda a morire perché i cis vogliono ancora crederci in questa assurdità e la proiettano di continuo sulle persone trans per non vederle come uguali a sé, umane, normali, banali. E i gruppi di potere di cui sopra ci marciano su questo cliché.

Questa settimana è uscito un articolo di Bauer et al. che ha testato l’ipotesi della ROGD analizzando i dati di giovani persone trans/non-binarie. Analizzando i dati di Trans Youth CAN 2017-2019. 173 giovan* avevano risposto alla domanda “Da quanto hai capito che il tuo genere era diverso da quello col quale venivi chiamat*”. La disforia veniva classificata come rapida se insorta tra 1 e 2 anni precedenti e normale se insorta oltre i 2 anni. In linea con la teoria di Littman è stata incrociata questa suddivisione della disforia con:
– diagnosi di neurodiversità
– diagnosi di salute mentale
– sintomi di salute mentale alterata
– sintomi di disforia di genere
– coping maladattivo (suicidio, abuso di sostanze, self-harm)
– connessioni sociali (avere amicizie online trans importanti di supporto)
– supporto genitoriale

Ne risulta che la presa di coscienza di un genere diverso da quello assegnato alla nascita, non è associata in modo significativo con: sintomi depressivi, stress psicologico, diagnosi precedenti di nessun tipo, sintomi di disforia, coping maladattivo, avere amic* trans di supporto, supporto genitoriale.

Il campione è un po’ risicato e chi ha portato a termine la ricerca incoraggia l* collegh* ad analizzare altri dati presenti in altri questionari.

La cosa più interessante che emerge però è che aver scoperto da poco di essere trans si associa invece a livelli di ansia più bassi e minor uso di marijuana.

Vuoi vedere che la “malattia” è causata dallo stigma e dal pregiudizio e che la cura è accettare le persone per chi sono senza fare dell’identità altrui un problema/affronto personale o un dramma esistenziale? Vuoi vedere che se i cis fossero un pelo meno vittimisti, vivremmo in un mondo migliore anche per le persone trans?

Anche qui incoraggiano ulteriori ricerche sull’ipotesi che l’ansia e la disforia vengano causate/aumentate dalle interazioni sociali (transfobiche) nel tempo.

Lunga vita alla ricerca e a chi mette in dubbio la disinformazione con tutto lo scibile a disposizione.