“Terapie” riparative e l’esperienza canadese

Abbiamo già parlato di “terapie” riparative: le tecniche psicologiche che forzano le persone trans a negare la propria identità ed espressione di genere. In genere vengono fatte su minor* da genitor* che li vogliono cambiare. Approfondiamole con una traduzione dell’articolo apparso su The Star.com nel 2015 (ben 5 anni fa, ma da noi non arrivano queste notizie) e scritto dal Dr. Jake Pyne.

Non credo che ci sia bisogno di commento se non di un augurio che la nostra classe medica in particolar modo che all’Istituto Superiore della Sanità, AIFA e l’ONIG si cominci a non banalizzare questi temi e si cominci ad ascoltare chi c’è passato e ci sta passando anche in Italia.

Purtroppo la consapevolezza di quanto siano dannose queste tecniche mi viene dalla dolorosa esperienza personale e mi sembra che in Italia non ci sia la volontà di prendersi le proprie responsabilità da parte della classe medica. Mi sembra che accada sia per coprire colleghi ormai in età quasi-pensionabile, sia per motivi politici. E il grave è che ancora si usano non solo su minor* ma anche su adult* per portarli a suicidarsi quando le loro testimonianze sono scomode.

Interno di ospedale sfuocato foto di mrsiraphol sul sito www.freepik.com

Le “cure” screditate dei bambin* trans al CAMH non ci dovrebbero sconvolgere.

Le lezioni che possiamo imparare dalla chiusura della controversa clinica per l’identità di genere del CAHM   

Le buone pratiche attuali incoraggiano a supportare i bambin* nell’esplorazione del loro genere e all’insegnare ai genitori ad essere accoglienti, scrive Jake Pyne.

Giovedì, 17 Dicembre 2015

Di JAKE PYNE

Martedì, il Centro per le Dipendenze e la Salute Mentale (Centre for Addiction and Mental Health [da ora in poi abbreviato in CAMH]) ha annunciato che chiuderà la sua controversa Clinica per l’Identità di Genere per Bambin*, Giovan* e Famiglie (Child, Youth and Family Gender Identity Clinic).

Per quasi 40 anni, la clinica ha curato bambin* dai 3 anni in su che presentavano qualche differenza di genere, usando tutta una serie di tecniche psicologiche per provare sostanzialmente a convincerli di non esserlo. Come è stato dettagliato in più di 100 pubblicazioni scientifiche, i bambin* venivano interpretati come malat* se differivano dalle aspettative e i genitori venivano reclutati per modificare i propri figli e in particolar modo per evitare che pensassero di essere transgender.

Questo approccio è al momento collegabile a una varietà di esiti scadenti, incluso un tasso di suicidi sconcertante. Non sorprende che accada visto che ai minor* viene fornito il messaggio che chi sono non è accettabile per le persone che amano e dalle quali dipendono.

Le buone pratiche attuali consigliano che i giovani ricevano supporto nell’esplorazione del proprio genere e che i genitori imparino come accettarli.

Il modello precedente del CAHM non segue le linee guida sui diritti umani provinciali e internazionali e a giugno di quest’anno (2015) la proposta 77 dell’Ontario ha stabilito che provare ad alterare l’espressione o l’identità di genere di un* minor* da parte del personale sanitario sia perseguibile per legge.

In risposta alle proteste della comunità, CAMH aveva annunciato a febbraio che la clinica sarebbe stata oggetto di a una revisione esterna. Martedì è stato rilasciato il rapporto (della revisione) che ha delineato tutta una serie di problematiche etiche.

È stato reso pubblico sul sito della CAMH che la clinica sarebbe stata chiusa gradualmente ed è stata rilasciata una lettera di scuse dal direttore Kwame McKenzie perché la pratica era così sbilanciata rispetto al pensiero scientifico attuale.

Nei prossimi mesi, mi aspetto di vedere un’ondata di sconcerto e rabbia che questo tipo di “cura” sia mai avvenuto. Perché nel 2015, in una città progressista come Toronto, stava succedendo un abuso del genere? A chi sta scuotendo la testa a sentire questa notizia vorrei far notare che non è così scioccante.

L’esistenza di un servizio come questo che ha cercato di prevenire l’esistenza delle persone transgender e che ha ricevuto fondi dallo Stato è il risultato di una realtà sociale allargata.

La conclusione logica che porta a svalutare, svuotare di valore, autonomia, diritti le vite tende ad essere prodotta da eventi e da relazioni di potere consolidate.

L’abuso istituzionalizzato accade sia con il permesso di chi sta al potere che con il supporto delle persone qualunque.  

Critiche feroci della clinica del CAMH hanno cominciato ad emergere nella sfera pubblica circa 20 anni fa e nonostante questo il Dr. Ken Zucker ha ricevuto promozioni, lodi accademiche e inviti internazionali [per la cronaca è ancora professore e viene ancora ascoltato e invitato a livello internazionale sul tema bambin* trans].

Gli articoli che hanno descritto il trattamento nel dettaglio sono stati pubblicati in riviste scientifiche di tutto rispetto. L’Università di Toronto e l’Istituto per gli Studi Educativi ha mandato i suoi studenti a formarsi alla clinica. La ricerca condotta su questi bambin* ha ricevuto fondi e via libera etici. I libri scritti da questi clinici hanno ricevuto recensioni favorevoli anche da persone in grado di pensare in maniera critica. Chi si occupa di bioetica ne ha difeso pubblicamente la pratica.

Per un bel po’ di tempo, questa “cura” ha ricevuto l’approvazione silenziosa della comunità medica internazionale, della psicologia e della psichiatria e delle maggiori associazioni di medicina professioniste, incluso ma non solo la CAMH.

La “cura” disturbante che veniva messa in atto in questa clinica era il risultato logico di come società accettiamo senza farci domande l’idea occidentale di genere, di come trattiamo i bambini come proprietà degli adulti e di come investiamo con un livello incredibile di fiducia e autorità i professionisti psichiatrici e medici, purtroppo anche in quelli che dimostrano disprezzo nei confronti delle persone che dovrebbero supportare.

Quando percepiamo le persone trans come tra il tragicomico e lo spregevole, si può raccontare come “aiuto” per i bambin* l’evitare che divengano trans a qualunque costo.

C’è da dare credito al CAMH che, dopo l’incontro con gli attivisti della comunità quali Rainbow Health Ontario e il sottoscritto a gennaio, hanno in tempi brevi annunciato la revisione e hanno ascoltato quello che ne è emerso. Hanno agito in modo saggio nell’anno passato e le riunioni future con la comunità saranno utili a creare un servizio che supporti le famiglie e che, speriamo riceva anche fondi per farlo.

Ma la lezione non è che ci fosse un problema e che ora è stato risolto. Infatti, in molti si stanno già chiedendo che ne sarà dei giovani che sono stat* danneggiat* da questa “cura”. Se possiamo imparare qualcosa dal Truth and Reconciliation Report delle scuole aborigene residenziali, un documento rilasciato lo stesso giorno di quello del CAMH è che quando le vite non vengono valorizzate, siamo capac*, come società di fare cose terribili. La lezione è di fare attenzione a chi è marginalizzato e svalorizzato e di intervenire ora piuttosto che trovarci in shock nelle decadi successive.

Jake Pyne è un Trudeau Scholar e un Vanier Scholar all’Università McMaster nella School of Social Work and Gender Studies and Feminist Research Program