È odio?

Siamo a una settimana del cosiddetto congresso delle famiglie al quale delle famiglie non gliene potrebbe importare di meno, nemmeno di quelle eterosessuali con 7 figli. Se guardate le politiche per la famiglia in Italia dalla Costituzione in poi, le forze centriste non hanno mai attuato nessuna politica degna di nota che supportasse (né dal punto di vista economico né da quello giuridico) la famiglia eterosessuale e cisgender con prole tranne il congedo di maternità  e gli asili. Quello che invece hanno sempre fatto è stato legittimare il potere del capofamiglia maschio a scapito del resto della famiglia difendendolo anche giuridicamente e negando l’evidenza di qualsiasi forma di violenza.

Non a caso abbiamo avuto il delitto d’onore che giustificava l’omicidio in “stato d’ira” in caso di tradimento coniugale fino al 1981, e il matrimonio riparatore che giustificava gli stupri sempre fino al 1981 (poco meno di 40 anni fa). Può essere interessante leggersi la storia di Franca Viola. Lo stesso modello di famiglia che sostiene i pregiudizi che vogliono le donne come le uniche a potersi prendere cura dei figli, ha portato poi i tribunali ad affidare i figli principalmente alle donne in caso di divorzio/separazione. Molti uomini si lamentano di dover pagare gli alimenti alla compagna più che di non poter esercitare il loro ruolo di padre e continuano a sostenere ciecamente questo tipo di famiglia patriarcale spesso senza trovarci nemmeno una contraddizione. Se ci raccontiamo la famiglia così, gli alimenti sono la conseguenza della divisione dei ruoli rigida e netta e del sessismo.

Il congresso è in realtà un hub integralista religioso e di destra che mira ad eliminare tutti i passi avanti fatti in questi anni sfruttando il familismo amorale tipico italico. Se interessa, qui trovate la loro storia anti-democratica e la loro agenda per privare diversi gruppi sociali di diritti. Sulla questione del patrocinio sì/no del governo si sono scritti fiumi e anche se è stato ritirato il logo del governo, rimane quello di Fontana e della regione Friuli Venezia Giulia (che da quando si è insediata la nuova giunta ha abrogato la delibera n. 1540 del 22 agosto 2017 per l’alias per i dipendenti pubblici).

Contro il congresso si sono alzate diverse voci e ci sarà una manifestazione. Tra le ultime quelle dei professor* dell’Università di Verona e degli insegnanti.

Oltre al congresso, siamo in un periodo in cui due giudici hanno dimezzato le pene per due femminicidi rispettivamente per “tempesta emotiva” e per “delusione” e un’altro giudice ha assolto chi ha commesso uno stupro perché chi è stata stuprata era mascolina, e infine la sentenza della cassazione che riconosce il “discontrollo” e riduce la pena ad un assassino che ha stuprato il cadavere della donna che ha ucciso. Il tutto in meno di tre settimane. Quando si cominciano a vedere dei pattern ripetuti nelle decisioni giuridiche di questo tipo, è tempo di preoccuparsi e reagire come società civile, non dovrebbe farlo solo Non Una di Meno perché non è solo un tema femminista e non riguarda solo le donne.

Siamo anche in un periodo in cui un omofobo al governo ha proposto la prigione da 3 a 6 anni e una multa da 800.000 a 1.000.000 di euro per i genitori delle famiglie omogenitoriali che vanno all’estero per creare una famiglia. Non serve che le ricerche sulle famiglie omogenitoriali riportino come è ovvio che sia, che il benessere dei figli supera quello delle famiglie eterosessuali di controllo perché psicologicamente è l’amore e l’essere desiderati all’interno di una famiglia che fa sì che i figli crescano sani, e non i cromosomi dei genitori.

Non importa perché l’integralismo in tutte le sue forme non usa la razionalità ma il suo contrario: fa leva sulle insicurezze offrendo un semplice capro espiatorio sul quale sfogare le proprie insoddisfazioni accumulate negli anni. Questa retorica della famiglia non ha mai avuto a cuore la famiglia stessa. Va solo ad erodere il senso civico e la fiducia. C’è un bellissimo libro di Michela Marzano che spiega perché la fiducia sia essenziale in una società. Questo disgregare la fiducia sfrutta l’immaginario valoriale della famiglia per portare avanti un attacco allo Stato democratico erodendo i diritti delle persone e facendo promesse vane.

È quindi un periodo in cui può risultare utile rinfrescare le idee su cosa costituisca odio, perché c’è una negazione e una giustificazione dell’odio in questo periodo che risulta molto simile a quella che descrive Hannah Arendt nella banalità del male.

In Spagna hanno prodotto una guida interessante, semplice, intuitiva.

Il bello di quella guida è che è generale e si applica a tutti i tipi di discorsi e crimini d’odio, quindi anche anche a quelli a sfondo transfobico, per cui ha rilevanza anche su questa pagina. La trovate nella sua versione intera qui in lingua originale.

A noi interessa solo sintetizzare la grafica in italiano, per rendere i concetti base.

 

Apparirà chiaro che quando sdoganiamo i commenti insensibili, la stigmatizzazione e la de-umanizzazione, specie se lo facciamo a livello istituzionale, questo avrà un impatto sulla discriminazione e sulla violenza che il gruppo sociale verso il quale viene giustificato il pregiudizio esperirà. È stato ampiamente dimostrato dai dati che mostrano gli effetti dello sdoganamento del razzismo che la Lega porta avanti da anni e da tutte le ricerche che collegano un aumento di commenti misogini, razzisti, abilisti e antisemiti ad un aumento dei crimini e del clima oppressivo per determinati gruppi sociali.

Dal punto di vista della cronaca, i metodi per deumanizzare le persone trans più grossolani li trovate spiegati qui e qui. Ma anche il semplice misgendering ripetuto più volte in un articolo può contribuire in maniera significativa a creare e mantenere il pregiudizio nei confronti delle persone trans perché la ripetizione ha l’effetto di cementare i bias.

C’è un effetto a catena che va dal pregiudizio all’ostilità più o meno aperta, alla discriminazione e alla violenza.

Se da un lato ci stupirebbe non leggere distorsioni ai danni dei diritti delle persone trans dalla solita decina di siti integralisti e occasionalmente dai soliti 2 quotidiani nazionali (Avvenire e il Giornale), sarebbe importante che testate come Repubblica non pubblicassero articoli come questo (che è stato editato dopo le nostre proteste in cui facevamo notare quanto quello che era stato scritto assomigliasse al Sussidiario ma mantiene diversi misgendering anche dopo l’edit). E più di recente abbiamo fatto notare a Open che mettere la foto di una donna adulta che si trucca (e quella di una modella) per illustrare un articolo che parla di triptorelina che è un bloccante della pubertà per adolescent* e che quindi non c’entra nulla con l’argomento finisce per associare indelebilmente a livello simbolico il non essere autentici alle persone trans e quindi è in contrasto con quanto riportato nell’articolo. Non siamo solo noi a dire che non andrebbe fatto, lo dice anche la guida per giornalisti di TGEU a pag. 28.

Purtroppo non sono gli unici episodi di questo tipo ma solo i più recenti, se ne trovano continuamente nei media.

Non esiste un protocollo firmato da associazioni giornalistiche che in Italia promuova un comportamento etico nei confronti delle persone trans. Mi sono trovat* a discutere con chi aveva scritto un articolo su Internazionale su Chelsea Manning e a dover leggere che potevano scrivere “soldato” anziché usare qualcosa di più neutro come “militare” o il femminile, perché si riferivano al passato e non è transfobico secondo loro fare misgendering quando parli del passato (e ovviamente pensano una cosa del genere perché non hanno capito il concetto di identità di genere, altrimenti non si spiegherebbe). I titoli sono spesso problematici perché devono attirare l’attenzione sintetizzando. L’ultimo è di nuovo di Repubblica. Nello screenshot della ricerca su Google News si possono paragonare due titoli sullo stesso tema, uno di Repubblica e uno del Mattino. Quello di Repubblica giustifica la sterilizzazione mentre quello del Mattino riporta il fatto in maniera corretta.

Spesso vengo definit* grama-nazi (e di solito quando mi arrivano di questi complimenti ho la conferma che ci sia bisogno di quello che scrivo), ma se invece di focalizzarsi su di me ci si focalizzasse sugli effetti, spesso cumulativi che hanno articoli, foto e titoli di questo tipo nel costruire le persone trans come meno che umane e strane e false quasi sicuramente avremmo meno aggressioni, omicidi e stupri dovuti all’odio e meno suicidi e problemi di ritiro sociale e abbandono scolastico nei giovan*, meno discriminazione sul lavoro e via dicendo.

La disinformazione sulle persone trans la troviamo troppo spesso anche su testate che non sembrano apertamente anti-trans. E nessuna di queste, che io sappia, ha intenzione di affrontare il tema con corsi interni. Quando si parla di intersezionalità spesso le persone trans non vengono proprio citate in Italia e la transfobia viene spesso messa nel calderone dell’omofobia, grazie anche ad alcune associazioni che pensano che non distinguerle aiuti (e mi trovo in contrasto con questo modo di pensare perché la transfobia presenta delle specificità che nulla hanno a che vedere con l’omofobia, per esempio vengono ammazzate e stuprate principalmente donne trans immigrate che si prostituiscono come mostra la mappa).

Finché la stampa non prenderà sul serio questo disservizio che fa e questo modo implicito e indiretto di fomentare l’odio questo sito avrà ragione di essere.

Tornando alla domanda del titolo: è odio quello nella stampa nei confronti delle persone trans? Sui soliti siti transfobici e integralisti è odio. Negli altri casi è “solo” pregiudizio ingiustificato ma a furia di ripeterlo legittima l’odio. E non ci sono piani per mettere fine alla ripetizione incondizionata di questo pregiudizio.

Manca di rispetto a tutte le persone trans che si sono uccise perché questo pregiudizio pervasivo le ha portate a preferire la morte alla vita in un ambiente che le nega continuamente. Giustifica che le donne trans vengano rinchiuse in carceri maschili anche se vengono stuprate anche se spesso le porta a tentare il suicidio. Giustifica che le persone trans in transizione subiscano gatekeeping da chi offre i servizi, che non vengano pensate nella Sanità, che si privino degli ormoni e si trovino ostacoli nell’accesso alle cure essenziali, giustifica chi ci discrimina sul lavoro perché non veniamo pensat* come una risorsa.

Non è innocente. Chi scrive o rilascia interviste può pensare di non avere responsabilità di quanto viene detto o scritto ma le conseguenze ci sono e le leggiamo spesso sulla stessa stampa che le produce.